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Perchè?

Qualche mese fa se qualcuno mi avesse parlato di Sigma (o di Foveon) senza riferirsi alle ottiche eccellenti che sono una valida alternativa alle originali ,  avrei chiesto: “parlate di quelle scatolette lentissime?”.

E in fondo avevo ragione ma non sapevo quello che dicevo, andavo di intuito come farebbe chiunque altro che lavora/gioca/si rilassa con una fotocamera nel 2016.

Poi intercettai una conversazione consigliato da un amico “tentatore” nel noto forum di juzaphoto riguardante queste mistiche qualità del sensore, nel catturare la luce, nel rappresentare ciò che abbiamo davanti i nostri occhi in maniera diversa, unica e nitida.
Seguirono settimane di ricerche su internet, samples scaricati, ingrandimenti al 200% minimo e parecchie mandibole cadute a terra per la qualità che vedevo commisurata oltremodo al prezzo di questi piccoli trabiccoli chiamati Sigma.

Passavano le settimane e iniziavo a cercare su internet cosa comprare e dove trovare un venditore disposto a vendere il modello scelto: la dp2m.. m come Merrill.
Trovata quella giusta al giusto prezzo, (gran colpo fortunato vedendo i prezzi salire alle stelle in tutto il mondo, in stile Petzval o ottiche Contax g dopo l’uscita delle mirrorless) arriva nelle mie mani e inizio a valutarla passo dopo passo.

Siamo tutti muniti di fotocamere , tutti, fra cellulari, laptop lettori mp3 , tv ecc ecc , abbiamo tutti un modo di fare una foto, bella o brutta che sia, ma a differenza di ciò che succedeva anni fa, la scattiamo in digitale. 

Una volta si scattava con la pellicola e di fatto, la stessa pellicola catturava l’immagine alla quale era stata esposta senza complicazioni alcune nel momento dello scatto, si apriva l’otturatore quel tempo che era necessario e la luce la impressionava.

Oggi , tutti (o quasi) i dispositivi fotografici digitali che usiamo sono dotati di sensori che per leggere i colori abbisognano di matrici che si interpongono fra la luce e il sensore che da solo , essendo un ricettore di luce e nient’altro, non può leggere la parte cromatica della luce che arriva ma solo l’intensità.
Successivamente, per comporre l’immagine digitale finale, ci sarà bisogno della demosaicizzazione che ricostruirà con determinati algoritmi l’immagine stessa.

Nel caso dei sensori Foevon, non esiste la matrice fra sensore e la luce, ma si risolve il problema colori sovrapponendo 3 diversi “sensori ” alla medesima risoluzione (nel caso di Merrill) e facendo filtrare la luce fra primo e terzo a seconda della frequenza della stessa.

Come si evince dall’immagine superiore sembra che sia stata presa la fisica della pellicola che in molti rimpiangono e sia stata adattata all’epoca dell’elettronica miniaturizzata; ma, cosa succede all’immagine?
Cosa succede al reparto puramente fotografico?

Image from: http://jtra.cz/stuff/camera-sensors/

L’immagine precedente sintetizza meglio di mille parole la differenza fra i due approcci, da un lato uno stesso piano diviso in 3 colori 50% verde, 25%blu e 25% rosso che creano la maglia , ma che di fatto abbassano al reale risoluzione catturata, dall’altro la completa risoluzione esposta ai colori.

Cosa si desume , a parte una resa sicuramente , sulla carta sempre e comunque superiore della soluzione a triplo strato?

Che servirà più luce per passare i 3 strati, che servirà più energia elettrica e potenza di calcolo per far confluire “3 sensori” in un’unica immagine, che ci sarà un motivo se questa tecnologia vincente di fatto, non ha mai vinto nel mercato.

Cercherò di rispondere a questi dubbi nei prossimi giorni con esempi e test e verifiche.

Al prossimo capitolo!

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